ANIMALITÀ E DOVERI MORALI

“Mi piacerebbe tanto cambiare vita ma non posso…”

Abbiamo tutti e tutte paura del cambiamento. Alcune persone sognano di cambiare per tutta la vita. Una sorta di fantasticare continuo che le fa sopravvivere fisicamente ma soprattutto psicologicamente. E anche in quell’ipotesi in cui, finalmente, riescono a cambiare, spesso, sono mangiate dai rimorsi per aver fatto una scelta sbagliata. Il cambiamento implica lo spogliarsi nudi davanti alla sicurezza. Una sicurezza non sempre “reale” ma sufficiente per tenerle in una bolla accogliente per anni.

Questo è il motivo per cui una moltitudine di persone, continuamente, sogna in un cambiamento senza mai cambiare. Raccontandosi a se stessi che prima o poi lo faranno; senza mai farlo. Vivono una vita di rinunce (che possono chiamare conquiste) e di sofferenza (ineluttabilità) per una serie di circostanze fondamentali; naturalmente.

La famiglia, i figli, i genitori, il lavoro, la casa, paradossalmente anche l’automobile sono quelle circostanze fondamentali che legano l’individuo all’interno di quella bolla calda e accogliente.

Nello stesso tempo, sdraiate sul letto, e lontane dai problemi quotidiani, le persone vivono una vita sognante e artificiale parallela, dove viaggiano, fanno l’amore con chiunque (senza gli orpelli morali dell’età) strappando i freni inibitori del sesso, rubano facendo le rapine del secolo, uccidono coloro che non ritengono degni di vivere (magari i cacciatori o i dittatori), seguono la corrente dell’incertezza, s’innamorano dei vagabondi, delle prostitute, della psicologa, dei professori, delle studentesse, dei preti, delle suore, etc, etc.

Questa è una condizione che abbiamo quasi tutti, ma figurarsi ad ammetterlo, è fondamentale giocare con il nostro sé “concreto” cercando di convincerci che la nostra vita è appagante, le tasse necessarie, la famiglia un miracolo sceso dal cielo, il lavoro la vera dignità, i figli la continuità.

In questo contesto dimentichiamo la vera essenza dell’essere umano: l’individualità. Che non è altro che emancipazione e indipendenza. Perché prima di essere madri o padri o impiegati o onesti cittadini siamo individui; ognuno con un proprio mondo indecifrabile che conosciamo solo noi.

Stacchiamo il nostro sé per donarlo agli altri. E questa condizione può andare bene, può essere appagante. Ma la stessa condizione non spiega il sogno ricorrente che abbiamo: andare via, liberarci, viaggiare, amare fuori dagli schemi.

Questo avviene perché siamo animali, con degli istinti primordiali. E gli istinti non possono andare in parallelo con i “doveri” di questa società che nel suo complesso indica nella famiglia e nel lavoro la massima espressione della vita.

La sicurezza non esiste (soprattutto in un mondo di questo tipo dove la superficialità e il superfluo sono colonne fondanti, dove il lavoro è precario, dove l’aspetto, ad esempio, dell’eterosessualità è legge morale) come non esistono le certezze, ma siamo convinti che senza queste tavole dei comandamenti (impresse e scolpite da altri) precipitetemo nel pozzo senza fondo dello sconforto.

Ecco perché non cambiamo quasi mai e, anzi, difendiamo con energia il nostro status.

E continuiamo a vivere una vita non nostra, una vita a metà, dove da una parte c’è il dovere “obbligato” quotidiano e dall’altra l’attesa spasmodica che arrivi sera, per poterci sdraiare e finalmente vivere la nostra animalità..

OlS

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