I NUOVI COWBOYS

I social media sono un gioco in cui tutti, a parte i giocatori “analogici”, tirano gli stessi dadi.

Dadi di colore diverso ma dalla stessa forma.

Ora la notizia, da dado a stelle e strisce, è l’assalto dei cowboys al palazzo del governo statunitense. Qualche centinaio, mascherati da cowboys, con le bandierine sudiste della confederazione o quelle del Ku Klux Klan anni 20, irrompono in uno degli edifici più sicuri della terra. E i media, di tutto il mondo, narrano di similitudini coi golpe sud americani o africani.

Solo che Stanlio e Olio sono morti. E anche Jerry Lewis. Quindi nessuno ride. Nonostante ci sia tutto da ridere.

la notizia non viene dalla Colombia, Cile o dal Sudan ma dalla mamma America. Quindi tutti in apprensione. Il mondo civilizzato e libero è in totale apprensione.

Quando si tratta di mamma America tutto il mondo è in pericolo.

Ci sono 10 conflitti nel mondo con migliaia di morti tra i civili, golpe con carri armati e missili terra aria, con gas paralizzante e fosforo, eppure la notizia principale di tutti i telegiornali e di tutti i post nei social è quella dei 400 cowboys con il cinturone amici di trump.

Ora l’informazione mondiale comincia a dire che forse non era l’edificio più sicuro al mondo, che bisogna militarizzarlo, ma se i manifestanti fossero stati neri state tranquilli che sarebbe stato un bunker invalicabile. E i proiettili sarebbero volati come le rondini in primavera. Ma erano suprematisti bianchi, quindi cowboys amici. Anche se qualche politico, dopo i fatti, ha fatto finta di non conoscerli nonostante la sera prima fosse stato a cena a base di hot dog e burro di noccioline insieme a loro.

Vi do una notizia di prima. Me lha confermata 007 stamattina al telefono, tranquillo e sereno. Prima si è presentato: “Sono Bill, Buffalo Bill”. E poi mi ha detto:

Tranquillo! All’America non la batte nessuno! L’america è forte! Sconfiggeremo i cowboys, nostri amici, e la democrazia tornerà a splendere.

Ho messo giù il telefono e ho ripreso a giocare col bob sulla neve. “Meno male!”, mi sono detto, stavo rischiando di perdere la libertà. Ma agli americani bravi non la si fa.

Ora, a parte le battute (anche se di battute, alla Charlie Chaplin, è impregnato tutto l’argomento) ma possibile che quando si tratta degli amici hollywoodiani tutti i telegiornali e i social non fanno altro che parlare, parlare, parlare (cit. di Amanda Sandrelli in “Non ci resta che piangere”).

È come andare in un mercato rionale dove invece di esserci bancarelle tutte diverse e colorate, con tanti prodotti, dalle verdure alle calze, dai dolci, alle scarpe ci sia una singola bancarella che vende vestiti militari. Una sola singola bancarella. Noioso, non trovate? Ecco! Questa è l’informazione; un autoparlante che pubblicizza una singola bancarella luminosa e molto cara che ha bruciato le altre bancarelle per non avere rivali nel commercio.

La cosa triste è che il popolo corre a quella singola bancarella e compra. E discute cosa comprare. E fa analisi geopolitiche sui prodotti da comprare. E la ritiene la sola e unica bancarella degna di nota.

E le altre bancarelle? Beh, le altre bancarelle sono state sfrattate, alcune, meno fortunate, addirittura bruciate. L’informazione è quel megafono che dice al popolo:

“Accorrete! Siori e siore! La vera bancarella della libertà, la sola bancarella della libertà è a vostra disposizione! Non distraetevi dai cumuli di cenere delle altre bancarelle bruciate; non avevano i permessi..

Ah! Quasi dimenticavo: il nuovo Generale Custer è identico al vecchio Generale Custer solo che invece di avere, come il precedente, la giubba blu piena di medaglie splendenti di battaglie, gli hanno consigliato di mettere quella azzurra; meno nazionalistica, meno appariscente. Gli hanno anche consigliato di togliere qualche medaglia. Più democratica, più riconoscibile dalla meravigliosa democrazia occidentale.

Ma gli Americani so forti!

OlS

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