CRISI DI GOVERNO: Una poesia

Per la centomillesima volta il governo è in crisi. Strano…

donne-barconeCRISI DI GOVERNO

Quando la vita è da un pò
che non ti prende a calci in faccia
è perchè sta prendendo la rincorsa

Solo che la rincorsa
non la prende da sola
aspetta i Daspo
“Su, siamo seri!”
si fa accompagnare
da una moltitudine infinita
di imbecilli firmati
folgorati come San Paolo
sulla via di Damasco

Mezze ariane, mezzi Dei
con la bava alla bocca, coerenti
col conto in banca a 6 zeri
per avere la sicurezza matematica
di colpirti per bene
senza sbagliare bersaglio
dove il bersaglio è il bambino ROM
che piange disperato
coi giocattoli sul selciato

Ma, del resto, è estate
tutti bravi e belli
al mare o in montagna
tutte sane e sportive
al lago o ai musei
fotografando cento volte
l’ombrellone e il lettino
affittato tre giorni
con il telefonino

Tutti a sfogliare giornali da cesso
spensierati
tutte a credere alle fiabe
della politica infame
delle crisi di governo
dei voltagabbana
che si sentono stelle del firmamento
ma che sono solo:
burattini di fango dipinti di rame

Quante volte ho sentito ripetere:
“Crisi di governo!”
10, 100, 1000 il solito ritornello
tutti a rincorrere sorridenti
una felicità artificiale
a sperare nel cambiamento
del carnefice di turno
tutte a sputare in faccia al disperato
con i piedi curati bagnati dal sale

E intanto il mondo dei giusti
gridando contro il muro di gomma
sta crepando nel mare

Aveva ragione quel tal poeta argentino:

“Non c’è soluzione ecologista
non c’è salvezza della mente
fino a quando l’ultimo pupazzo
puro e razzista
non si perderà nei boschi per sempre”

E queste quattro righe son finite
non servono a niente
sono frecce spuntate
contro quella armatura
che sempre s’inchina
di acciaio e pregiudizio
dove ancora una volta
come diceva il vecchio Faber:
“Voterà la sicurezza e la disciplina”.

 

OlS

La satira e l’ironia sul dolore. Ma il carnefice ride con gusto. E brinda.

“Con il dolore non ho mai giocato” Don Gallo

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“Si può ironizzare e fare satira su tutto. O quasi tutto. Si può scherzare e prendere in giro tutti. O quasi tutti. Si può giocare e utilizzare il sarcasmo per tutto o quasi tutto. Il quasi, amici miei, è il dolore. Non si può e non si deve scherzare, fare satira o ingiuriare il dolore”

Sapete chi ha scritto questa frase cosi limitata e ortodossa? Sapete chi è il personaggio senza spirito e allegria che ha scritto questa frase da medioevo? No? Ve lo dico io: Charlie Chaplin. L’amico Charlot. Forse uno dei più importanti personaggi che nell’ultimo secolo, della satira e sarcasmo, ha costruito la sua arte e il suo genio. Già Charlot lo ha scritto, e sapete perchè? Perchè col dolore non si gioca, mai.

“La cosa che più mi fa male è il notare come le persone che NON sono direttamente coinvolte nel dolore, scherzano e giocano. Giocano sul dolore altrui”

E questa? Chi l’ha scritta? No? Ve lo dico io: la poetessa italiana, tanto amata e tanto odiata. La poetessa del manicomio. E sapete perchè l’ha scritto? Perchè all’epoca c’era gente (giornalisti e comici amati) che facevano “satira” sul manicomio. Senza, naturalmente, ovviamente, esserci stati.

“Ho preso a pedate il potere tutta la vita con l’ironia ma mai mi sono permesso di farla con il dolore dei miserabili”

E questa? No? Ve lo dico io: Eduardo De Filippo. Considerato, universalmente, il più grande attore ironico di teatro del mondo, di tutti i tempi (Secondo gli inglesi, francesi e americani. Non gli abitanti di napoli per intenderci).

Strano vero? Ma come?, i geni dell’ironia, su certa ironia, non scherzavano. Alda Merini disse parole ironiche sul manicomio, solo in due occasioni, ma poteva “permetterselo”, ci era stata. Ecco il “Direttamente coinvolti”. Quel poveraccio a cui il politico ha tolto, RUBATO la coperta e la giacca in pieno inverno (in una città del nord. Oltretutto di frontiera quindi oltraggiata nella storia) è il simbolo del limite della satira. E perchè? Perchè non ci siete mai stati in mezzo alla strada, non avete mai avuto la sfortuna di vivere su una panchina in dicembre, non immaginate cosa significa, non vi hanno mai picchiato di notte, non vi hanno mai fatto un TSO perchè “barboni”. Quindi tacete. Coloro che approfittano (per i voti) e insultano e deridono sul dolore dei miserabili andrebbero “colpiti con il maglio di ferro” (per dirla alla Mao. E non sono comunista io). Per quelli che fanno invece satira “politica”: il silenzio. Ormai FB e altri social sono diventati il megafono del potere. Pagine ed eventi che ridicolizzano la vittima ma soprattutto il carnefice. Cosi da passare come compagni “illuminati”. Ecco il “NON direttamente coinvolti”. E cosi nascono “eventi”, “appuntamenti” del tipo: “Portare via le coperte all’assessore di Monfalcone” (il personaggio squallido della filastrocca. Monfalcone: credo sia questo il paesino triste e immerso nel petrolio). E l’evento? in maggio, col caldo. Ma che ridere, che ironia, che satira. Giocare, su tutto. O quasi tutto. Il risultato? Il potere si alimenta, ride, brinda. Perchè al potere di essere preso in giro non dà riflessione ma voti (non siamo più nell’antica Grecia). Con la “satira” (tra virgolette, perchè non è satira) e la presa in giro dei politici di oggi, Salvini si è creato un impero di voti. Volete fargli perdere voti? Lottate non giocate. Una coppia di cattolici osservanti (quelli che tanto odiate e disprezzate) ha portato solidarietà al senzatetto immediatamente, senza scriverlo, senza pubblicità. Infatti non lo sapete chi sono. Volete saperlo? Non ve lo dico, continuate a giocare. A fare la “rivoluzione” (qui l’ironia andrebbe fatta) con il dolore di chi, il dolore, lo conosce. Ecco il “NON direttamente coinvolti”. Il giorno dopo le coperte, nella zona dell’accaduto, erano decine, fortunatamente non tutti sono dei bigotti fascisti o degli “imperatori” di internet. L’unico articolo serio e condivisibile su questo argomento, è stato scritto dal giornale del Vaticano. Che molto intelligentemente ne ha colto il “metodo” per assolversi. E ha fatto bene. Sono svegli loro. Non dormono come voi. Fate un favore ad Eduardo, a Charlot, a Troisi, tacete. Non siete loro, assomigliate di più al compagno benigni, o a Drive in. Non siete Aristofane (il padre greco della satira) anzi, andate a leggere cosa scriveva sul dolore. Leggete. Studiate. Ma non lo farete, perchè difenderete il sarcasmo del dolore. Difenderete il potere. Sono troppo duro? Mai come l’inverno in mezzo alla strada. Spegnete il computer e andate a portare le coperte ai miserabili di Hugo, avrete risolto due enigmi a voi sconosciuti: La solidarietà e il disprezzo sacrosanto verso il potere. Ecco, solo allora, potrete considerarvi “Direttamente coinvolti”.

“Volete cambiare la politica? Lottate e smettetela di giocare” Malcolm X

Passo per prete?
Meglio Don Gallo di voi.

Passo per uno che non vuole scherzare su tutto?
Meglio Eduardo di voi.

Passo per uno che critica la “santa” satira?
Meglio Aristofane di voi.

 

OlS